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AREA CULTURA > CAPPELA DI SAN GIORGIO
Cappella dei Santi Giorgio e Giovanni Battista - Tortore
Non si conosce l’anno in cui venne eretta in Tortore la Cappella ai Santi Giorgio e Giovanni Battista.
Il Libro dei Conti, che annota le operazioni attinenti all’attivo ed al passivo della Cappella, inizia solo dall’anno 1730: da quest’anno fino al 1741 durò il Priorato del Sig. Cresto Giovanni Antonio, che ebbe in mano l’amministrazione dei beni spettanti alla Cappella di Tortore. Però sulla prima pagina del più vecchio messale di questa cappella sono scritte queste parole: “Missale di S. Giorgio di Tortore comprato nel 1685”.
La prima menzione di questa Cappella è però contenuta in una relazione di visita Pastorale fatta da Mons. Broglia nel 1594, il quale diede ordine di rimuovere una trave logora dal tetto. Le successive visite pastorali non apportano rilevanti modifiche; quella del 1730, ad esempio, oltre a far sapere che la Cappella è costruita in mattoni e col pavimento in pietra, dà ordine che si chiudano le tre finestre con vetro o tela cerata “per riparare dalla pioggia e dal vento”. La visita del 1769 ordina che il Calice adoperato dal Sacerdote per la celebrazione della S. Messa sia sottoposto a una nuova perfetta indoratura.
Una grossa modifica, invece, è stata fatta nel 1778, perché in quell’anno c’è una supplica rivolta all’Arcivescovo di Torino per ottenere la riconsacrazione della Cappella dopo un notevole ingrandimento. La supplica dice: “Li Particolari della Borgata di Tortore avendo la loro Cappella molto angusta, a segno che non poteva essa capire il popolo di questa Borgata, hanno pensato di quella far ampliare di un terzo di più… supplicano degnarsi di delegare il Sig. D. Bruno Tommaso Economo di Gisola per la benedizione della accennata Cappella”.
L’anno seguente, al Sig. Reineri Pittore di Lanzo, venivano sborsate lire 9 e un soldo per “aver egli marmoreggiato l’altare.”
La dicitura che si legge sulla facciata, “restaurata nell’anno 1870”, si riferisce unicamente alla decorazione interna ed esterna. Il Pittore, nel tinteggiare a finto marmo la facciata, lasciò intatte le due figure pre-esistenti, che rappresentano S. Giorgio (1) e S. Giovanni Battista (2).
I quadretti della Via Crucis risalgono al 1876 e riproducono incisioni di Alessandro Macchetti.
Nel 1879 viene acquistata la statua della Madonna, per la quale si sborsarono lire 86.
Del grande quadro sovrastante l’altare e riproducente i due Santi titolari della Cappella, S. Giorgio a cavallo con la palma in mano e S. Giovanni Battista inginocchiato davanti alla Madonna attorniata da angeli, non si conoscono né l’origine né l’autore. In un documento d’epoca risulta che la cornice, in cattivo stato, fu fatta indorare nel 1756, con una spesa di lire 32. Quadro e cornice sono stati restaurati nel 1978 ad opera del pittore Giacomo Castrale.
Una preziosa reliquia di S. Modesto Martire (padre adottivo di S. Vito) è contenuta in un “Simulacro o busto in legno dorato”. Questa reliquia è stata riconosciuta autentica dall’Arcivescovo Mons. Francesco Luserna Rorengo di Rorà, in occasione della visita Pastorale del 1769.
Sulla campana è incisa la data di fonderia: 1847.
Verso la fine del 1800 viene rifatto l’altare in legno, costruito il confessionale della Sacrestia e l’attuale portale d’ingresso.
Anticamente le Feste Patronali erano solennemente celebrate: molte volte erano addirittura tre le Messe celebrate il giorno di S. Giorgio (23 aprile). Non mancavano mai il pane benedetto, la polvere per i mortaretti e le Bande Musicali dei paesi vicini.
Per provvedere al regolare funzionamento della Cappella ed alla celebrazione delle feste ogni anno venivano eletti due Priori. La Cappella ebbe pure in dotazione due appezzamenti di terreno, il Ronchietto ed Buviov.
Queste notizie sono tratte dal libro “Gisola, Paese del Sole” - Don Natalino Drappero – 1960.


