Il visitatore che si addentra nel cuore delle Valli di Lanzo non può non rimanere colpito, ed in un certo senso incuriosito, dall'imponente struttura architettonica che, man mano, si vien delineando sempre più con maggiore precisione di fronte al proprio sguardo.
Son passati ormai più di trecentocinquanta anni da quando, sul Monte detto della Bastia ( 1 ), venne edificata la prima cappella dedicata al santo proveniente da Loyola in Spagna ( 2 ).
Prima di addentrarci nel tema vero e proprio del Santuario sono quantomeno necessarie delle premesse a carattere storico e culturali, al fine di comprendere al meglio il come e il perché si è deciso di innalzare, in primis una cappella e poi un santuario dedicati a questo santo.
La storia del Santuario di Sant'Ignazio si lega inesorabilmente sia allo stanziamento in loco di diversi Ordini Religiosi, sia al fiorire di un gran numero di Cappelle e Santuari lungo tutto il territorio delle Valli di Lanzo. Nel nostro caso in particolare lo sviluppo della devozione verso Sant'Ignazio si deve a due fratelli, entrambi “esemplari e zelanti” sacerdoti della zona: Don Giovanni Battista e Don Giovanni Antonio Teppato. Lo stesso Padre Giacinto Ferrero, il primo storico del Santuario, riconosce a Don Giovanni Battista il merito di aver introdotto nella zona la venerazione per il Santo di Loyola ( 3 ).
A seguito di alcuni eventi miracolosi, avvenuti negli anni 1626 e 1629, gli autoctoni decisero di intraprendere, grazie anche all'aiuto apportato dal parroco Don Teppato e dagli abitanti di Mezzenile ( 4 ), la costruzione dalla prima cappella dedicata al santo, sul monte detto della Bastia a 931 metri di quota.
Al ventuno di ottobre del 1629 viene fatto risalire l'inizio dei lavori per l'edificazione dell'edificio religioso. In un manoscritto delle «Litterae Annuae Collegii Taurinensis (1578–1629)» si riporta che la prima pietra fu posata dalla “Serenissima Principessa” Margherita di Savoia, Duchessa di Mantova e Monferrato, che era stata accompagnata fin sul Monte Bastia da suo cugino, Signore di Lanzo, Filippo II d'Este.
Bisogna rammentare che nel 1630 con il diffondersi dell'epidemia di peste i lavori di edificazione della chiesa vennero sospesi e furono ripresi solo a partire dal 1632. Sappiamo inoltre, dal testamento lasciato da Don Teppato, che nel 1635 l'edificio non era ancora stato ultimato. Saranno i Gesuiti a trasformare la cappella in un vero e proprio santuario.
“Riconoscimento ufficiale” del livello d'importanza raggiunto dall'Ordine dei Gesuiti nell'amministrazione dell'edificio religioso è l' atto di donazione ( 5 ) stipulato nel Palazzo Arcivescovile di Torino il ventuno del mese di maggio del 1677 tra il Comune di Mezzenile e l'Ordine dei Gesuiti. In detto documento si sanciva il passaggio di proprietà del monte e della cappella ai Padri Gesuiti, a patto che venissero rispettate alcune condizioni. I religiosi si sarebbero dovuti accollare diversi compiti tra cui: “curare il funzionamento della suddetta chiesa; organizzare la festa annuale; innalzare un nuovo edificio religioso in sostituzione di quello vecchio, ormai troppo piccolo e poco decoroso; edificare una strada che permettesse il raggiungimento della cima del monte e soprattutto il divieto di recidere gli alberi del bosco attiguo, eccezion fatta per la realizzazione di una struttura più ampia ( 6 )”.
Da un documento conservato presso l'Archivio della Consolata veniamo a sapere che in data sette agosto 1720 viene “tracciato il disegno” della nuova cappella a cura del capomastro Fontana, mentre la posa della prima pietra risale al due di agosto di ben due anni dopo.
Con un buon margine di sicurezza i lavori al santuario erano ancora in corso quando, nel 1726, Carlo Giacinto Ferrero scrisse la sua “ Raccolta sui miracoli operati dal fondatore della Compagnia di Gesù” , dato alle stampe solo l'anno successivo.
Ancora una volta di fondamentale importanza furono gli aiuti provenienti dal nuovo parroco di Mezzenile, Don Ignazio Gianotti, e dagli abitanti stessi del paese.
Un'altra data che risulterà fondamentale, sia nella storia dell'Ordine dei Gesuiti che in quella del Santuario, è il ventuno di luglio 1773, quando l'allora Papa Clemente XIV, “sotto le minacciose pressioni dei governi assolutistici e massonici”, decreterà la soppressione della Compagnia di Gesù.
Tutti i beni e le proprietà posseduti dall'Ordine passarono al Regio Economato, che ebbe il compito di dirigere il Santuario di Sant'Ignazio sino all'anno 1789, più esattamente al ventisei marzo, quando l'amministrazione della struttura passò alla Mensa Arcivescovile di Torino, diretta dall' Arcivescovo Costa ( 7 ). A codesto Arcivescovo successero prima l'Arcivescovo Buronzo Del Signore (1797-1805) ed in seguito l'Arcivescovo Giacinto Della Torre (1805-1814), il quale affidò nel mese di aprile del 1814, poco prima di morire, la gestione della Chiesa di Sant'Ignazio sul Monte Bastia al Teologo Luigi Guala. Per diversi anni il Guala si occupò della struttura apportandovi notevoli migliorie.
Sempre in quegli anni si tennero i primi esercizi spirituali, che proseguirono con continuità sino al 1939, salvo alcune interruzioni dovute alle guerre.
Il ventitrè maggio 1818 il Vicario Capitolare Emanuele Gonetti assegnò la carica di amministratore del sacrario al Teologo Guala ( 8 ). Alla morte di quest'ultimo, avvenuta nel 1848, viene chiamato il sacerdote Giuseppe Cafasso di Castelnuovo d'Asti”, quale successore del triplice rettorato di S. Francesco d'Assisi, del Convitto Ecclesiastico e del più volte menzionato Santuario di S. Ignazio. Il Cafasso era tra coloro che si recavano annualmente al santuario per gli esercizi spirituali. Sappiamo per certo che anche Don Bosco e Massimo d'Azeglio presero parte a questi ritiri ( 9 ).
Alla scomparsa del Don Cafasso, il ventitrè giugno 1860, furono chiamati diversi teologi e canonici a prendere le redini del Santuario di Sant'Ignazio, tra questi ricordiamo il Canonico Giuseppe Allamano, fondatore dei Missionari della Consolata.
Terminata la seconda guerra mondiale “non fu più possibile al Convitto Ecclesiastico della Consolata provvedere al funzionamento del Santuario di Sant'Ignazio e pertanto, con atto datato nove giugno 1947, Monsignore Luigi Coccolo, vicario generale di Torino, in qualità di rettore del Convitto cedette l'amministrazione di Sant'Ignazio alla Pia Unione di San Massimo (oggi denominata Fraternità San Massimo), allora rappresentata dal Sacerdote Ugo Saroglia ( 10 )”.
L'Arcivescovo Alessandro Ottaviani Riccardi dei Conti di Netro (1867-1870), fondò nel 1869 questa associazione, con il compito precipuo di “predicare le Missioni Popolari e gli Esercizi Spirituali” nelle pievi.
Ricordiamo che nel 1968 furono ripristinati gli Esercizi Spirituali e ancora oggi, nel periodo che va da giugno sino a settembre, sul Monte Bastia si susseguono migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo. Attualmente il Direttore della casa di Esercizi Spirituali è Monsignore Piero Delbosco.
Per maggiori informazioni sul Santuario e sulle attività in esso svolte visitare il sito www.santuariosantignazio.it , scrivere all'indirizzo info@santuariosantignazio.it oppure chiamare i numeri 0123/504156 e 349/8373075.
NOTE:1) Il suddetto Monte viene anche chiamato “del Castellazzo”, in quanto in passato rappresentava un luogo fortificato; di questa antica situazione ci dà notizia il Cavallari Murat. Altro elemento che comproverebbe questa tesi è rappresentato da quanto affermato dai Fratelli Milone nel loro scritto sulle Valli di Lanzo, in cui si rammenta che, in tempi antichi, le Valli costituivano un'importante asse di comunicazione, e non solo, con il vicino territorio Savoiardo. Quasi sicuramente da esse passarono prima gli eserciti romani che muovevano alla conquista della Bretagna o delle Gallie e successivamente, in epoca medievale, i popoli invasori che attaccarono i territori al di qua delle Alpi Occidentali. Anche per quest'ultimo motivo si potrebbe ipotizzare che esistessero delle strutture fortificate, con lo scopo precipuo di difendere le valli da attacchi nemici.
A. Cavallari Murat, Lungo la Stura di Lanzo , Torino, 1973, p. 218.
G. e P. Milone, Notizie delle Valli di Lanzo , Bologna, 1986, pp. 51 – 60.
2) Iñigo López de Loyola (il suo vero nome rimarrà tale sino al 1528, quando verrà mutato in Ignatius de Loyola) nacque nel mese di giugno del 1491 da un'altolocata famiglia di origine Basca. “Ultimo di tredici fratelli”, ricevette sin dall'inizio un'educazione “profondamente religiosa”, ma nonostante questo fu sempre affascinato dalla “vita cavalleresca e avventurosa dei suoi fratelli maggiori”.
Intorno all'anno 1506, venne inviato presso la casa di don Juan Velázquez de Cuéllar, contador mayor, del Re Ferdinando il Cattolico, per ricevere un'educazione di tipo “cavalleresco-cortigiana”. Tra le molte passioni del giovane Iñigo spiccavano le passeggiate a cavallo, la caccia agli uccelli o ai daini, la partecipazione a tornei cavallereschi, e soprattutto una certa predilezione per letture di carattere epico.
Per comprendere al meglio il carattere del futuro Santo basterà riportare cosa disse successivamente di lui il suo segretario: «Sebbene fosse affezionato alla fede, egli non visse per niente conforme ad essa, né si teneva lontano dai peccati; allora era particolarmente accorto nei giochi e nelle questioni di donne e nelle risse e cose di armi», ed aggiungerà in seguito «era animoso nell'intraprendere grandi cose, mai nutrì odio verso persona alcuna, né bestemmiò contro Dio…; anzi dette mostra di essere ingegnoso e prudente nelle cose del mondo e di saper trattare gli animi degli uomini, specialmente nell'appianare differenze o discordie». Si deve arrivare al 1521, anno in cui combatté “animosamente” contro le truppe francesi, al fine di impedire l'assedio del castello di Pamplona, per comprendere la sua scelta di intraprendere il cammino religioso.
A causa di una grave ferita agli arti inferiori, provocata da una scheggia di artiglieria, fu costretto per alcuni mesi (da luglio sino a settembre del 1521) ad una dolorosa e alquanto tediosa convalescenza, alleviata dalla lettura degli unici testi presenti nella sua abitazione: «La Vita Christi e il Flos Sanctorum». Ed è proprio dalla lettura e dalla meditazione di questi testi che scaturì il suo desiderio di intraprendere un vero e proprio pellegrinaggio, a partire dal Santuario Mariano di Montserrat. Ivi si trattenne solo per alcuni giorni, ma nonostante la brevità del soggiorno Ignatius poté ricevere le prime istruzioni spirituali e anche modificare il proprio abbigliamento, non adatto alla figura di un novello predicatore. Seconda tappa del suo peregrinare fu Manresa dove, oltre a «condurre una vita di continua orazione, di digiuni e di flagellazioni, si destinò all'attività di apostolato, di catechesi e, non meno importante, all'assistenza agli ospedali». Da Manresa a Gerusalemme il passo fu breve; transitò per Barcellona, per Roma e infine per Venezia, dove «lo stesso Doge gli procurò un viaggio gratuito sulla nave dei governatori che salpava alla volta di Cipro». Di li proseguì, con un'altra imbarcazione, diretto verso la Palestina. Il mese di settembre del 1523 il Santo lo trascorse in Terra Santa, visitando i luoghi sacri dell'esistenza di Gesù, quali il Monte degli Olivi, il Santo Sepolcro, il fiume Giordano, ecc.
Di ritorno dalla Palestina, Iñigo ritenne essere necessari ulteriori studi per proseguire al meglio la sua attività di apostolato; per questo motivo il 2 febbraio 1528 entrò all'università di Parigi. Qui ebbe modo di ampliare il suo raggio di conoscenze. Infatti sarà proprio in questi anni che stringerà amicizia con alcuni dei suoi più fedeli discepoli, tra cui S. Francesco Saverio, e sempre qui entrerà anche in contatto con le allora principali «correnti religiose e culturali».
Non potendo intraprendere un nuovo pellegrinaggio a Gerusalemme, per via della guerra scoppiata tra la repubblica marinara di Venezia e i Turchi, Ignazio andrà a Roma, dove nel settembre del 1540, fonderà «l'Istituto di Chierici regolari della Compagnia di Gesù», sotto l'approvazione di Paolo III, il Papa che si prefiggerà il compito di convocare lo storico Concilio di Trento.
«L'apostolo di Roma» (con ragione è stato chiamato così) continuerà a predicare e ad adoperarsi ad aiutare i più bisognosi sino agli ultimi anni della sua esistenza.
«Morirà il 31 luglio 1556, in una modestissima cameretta del “Gesù”, in Roma, in silenzio e umiltà». (Tutte le citazioni riportate in questa nota sono tratte dall' Enciclopedia dei Santi ).
AA.VV., Enciclopedia dei Santi, Roma , 1966, pp. 674 – 690.
AA.VV., Il Grande Libro dei Santi , Cinisello Balsamo (MI), 1998, vol. II, pp. 1090 – 1092.
3) “ Ma il primo, che recò in quel paese la notizia, e promosse la devozione di S.Ignazio, fu il maggiore d'essi D. Gio: Battista Teppato. Era egli Parroco di Mezzenile, grosso Borgo di quella Valle, la cui Chiesa è un'ampia Prepositura, che abbraccia, come suoi membri diversi piccoli Villaggi, altri più, altri meno discosti, ognun de' quali ha il suo Rettore, e Cappellano, ma subordinato, e dipendente dall'autorità di chi regge la Prepositura del Borgo. Desideroso adunque d'inspirare a' suoi popoli la venerazione, e il culto del Santo fece edificare in quella sua Chiesa una Cappella, e gliela dedicò esponendovi l'imagine di lui in un bel Quadro; la fornì di Pianete, e paramenti, e altre supelletili sacre, [...]. ”
C. G. Ferrero, Raccolta delle Grazie, e Miracoli operati da S. Ignazio di Lojola. Fondatore della Compagnia di Gesù. Nella Valle di Lanzo, e in altri Paesi, che han fatto ricorso al Santo nella sua Cappella di Tortore posta nella Medesima Valle , Torino, 1727, p. 4.
Presumibilmente la Cappella venne edificata nella Parrocchiale di San Martino un po' prima dell'anno 1626, anche perché in quell'anno, a seguito di abbondanti nevicate, numerosi gruppi di lupi famelici discesero dalle montagne ed invasero i paesi, seminando il panico e il terrore fra la gente e sbranando molte greggi. Non sapendo come porre rimedio a tale flagello i parrocchiani di Mezzenile sentenziarono d'implorare l'intercessione di Sant'Ignazio ed alla fine le loro preghiere furono esaudite: i lupi nell'arco di poco tempo lasciarono le aree limitrofe ai villaggi. Padre Ferrero ci riferisce anche che i Mezzenilesi fecero voto d'imporre a tutti i primogeniti il nome di Ignazio, e che nei tre anni successivi a questo miracolo furono battezzati ben trentasei fanciulli con il suddetto nome. La devozione verso il Santo fu accresciuta ulteriormente da un nuovo evento miracoloso, avvenuto nell'anno 1629. Da alcuni mesi il bestiame degli abitanti di Gisola e di Tortore era afflitto da una terribile malattia, chiamata “ neiretto ”, la quale mieteva moltissime dipartite tra le greggi stesse. Dopo aver provato diversi rimedi, i montanari decisero di rivolgersi nuovamente a Sant'Ignazio, e ancora una volta il miracolo non si fece attendere: di li a poco gli animali tornarono ad essere sani.
4) Questa notizia è riportata, più o meno nello stesso modo, da tutti coloro che hanno scritto sul Santuario di Sant'Ignazio. Si deve inoltre ricordare che le Borgate di Tortore, Gisola, Mombresto, Costa e Vernai erano sotto la giurisdizione di Mezzenile.
S. Solero, Il Santuario di Sant'Ignazio sopra Lanzo , Pinerolo, 1954, p. 31.
A. Cavallari Murat, Lungo la Stura di Lanzo , Torino, 1973, p. 218.
G. Tuninetti, Il santuario di Sant'Ignazio presso Lanzo , Pinerolo (TO), 1992, p. 43.
5) AST, sez. Conventi Soppressi, mazzo 524 (A5, A/413). Questo documento era presente, oltre che nel Archivio di Stato di Torino, anche nella Parrocchia di Gisola, soltanto che in quest'ultimo caso era una copia dell'Ottocento.
6) G. Tuninetti, Il santuario di Sant'Ignazio presso Lanzo , Pinerolo (TO), 1992, p. 48 .
C. Cargnino, Il Santuario di S.Ignazio presso Lanzo Torinese: conservazione di un bene architettonico ambientale, ( Tesi di Laurea della Facoltà di Architettura ) , Torino, 1993, p. 16.
7) A. Bellezza Prinsi, Rapporti tra il Santuario di S. Ignazio a Pessinetto e la Cappella di Loreto a Lanzo , Ciriè (TO), 1977, pubblicazione a cura della Società Storica delle Valli di Lanzo, n. XXI, pp. 10-12.
8) A. Bellezza Prinsi, Rapporti tra il Santuario di S. Ignazio a Pessinetto e la Cappella di Loreto a Lanzo , Ciriè (TO), 1977, pubblicazione a cura della Società Storica delle Valli di Lanzo, n. XXI, p. 22.
Il Tuninetti ricorda che, nello stesso decreto del novembre 1836, il Guala era stato anche nominato rettore della Chiesa di S. Francesco e del Convitto, oltreché prefetto della Conferenza di Morale.
Prendendo in esame la tesi di laurea della Dottoressa Cargnino si può scorgere una discrepanza a livello cronologico, in quanto ivi è riportato che nel 1818 subentra al Guala l'Arcivescovo Colombano Chiaveroti nell'amministrazione dell'edificio religioso e vi rimane sino al 1831. Nella tesi non si fa però cenno ove questa notizia sia stata tratta.
G. Tuninetti, Il santuario di Sant'Ignazio presso Lanzo , Pinerolo (TO), 1992, pp. 82, 84.
9) G. Tuninetti, Il santuario di Sant'Ignazio presso Lanzo , Pinerolo (TO), 1992, pp. 94-103.
10) A. Bellezza Prinsi, Rapporti tra il Santuario di S. Ignazio a Pessinetto e la Cappella di Loreto a Lanzo , Ciriè (TO), 1977, pubblicazione a cura della Società Storica delle Valli di Lanzo, n. XXI, p. 23.